La Fondazione Terra d’Otranto_

 

Attiva ormai da diversi anni, la Fondazione Terra d’Otranto rappresenta una delle organizzazioni più dinamiche nel panorama culturale della Puglia. Voluta fortemente da Marcello Gaballo – medico, grande cultore di storia salentina, curatore ed editore appassionato – ha al suo attivo diverse manifestazioni e un’eccezionale e vasta produzione editoriale che spazia dalla pubblicazione di monografie – spesso in collaborazione con università e istituti ecclesiastici – ai periodici, fino al web.  Di certo tra gli obiettivi principali della Fondazione  vi è quello di contribuire a stimolare la conoscenza e lo studio dell’enorme patrimonio ambientale, storico, sociale, antropologico ed artistico dell’antica Terra d’Otranto. La scelta dell’intestazione, a scapito del più consueto utilizzo dell’equivalente Salento, si dimostra come un chiaro indizio dell’apertura a geografie più ampie e storicamente accettate, allargando l’interesse verso territori considerati oggi, a torto, cosa altra dal Salento attuale: come la terra jonica settentrionale fino a Matera; l’intera provincia di Taranto – specie per il settore istmico e meridionale – e, naturalmente il Brindisino, ovvero il cosiddetto Alto Salento. Ciò contribuisce ad allargare le prospettive di osservazione e di studio, consentendo di diffondere soggetti ed aspetti della cultura territoriale noti spesso solo agli specialisti.  Fine questo considerato prioritario dall’Organizzazione. Altro importante obiettivo è quello di costruire una rete di studiosi e conoscitori, locali e non, e di stimolare il dibattito culturale nel territorio e sul territorio sostenendo nuovi approcci e percorsi di ricerca.  Cosa questa che si arricchisce dell’apporto importante di giovani collaboratori e corrispondenti, spesso outsider dell’università italiana, ma provvisti di esperienza e preparazione scientifica adeguata .

Un sodalizio ben costruito quello della Fondazione che sta facendo sempre più di Nardò uno dei centri culturali più dinamici nel meridione italiano.  Qui si stanno attuando sinergie eccezionali tra privato e pubblico: la Fondazione collabora, fin dagli inizi, con la Diocesi di Nardò-Gallipoli che, a sua volta, ha da tempo avviato  un altrettanto vasto programma editoriale e di valorizzazione. Il 7 giugno di quest’anno, infatti, è stato inaugurato il Museo Dioecesano di Nardò che si aggiunge a quello di Gallipoli: espressioni entrambi della grandissima attenzione rivolta dagli episcopati salentini alla tutela e diffusione dell’ingente e spesso sconosciuto patrimonio artistico ecclesiastico locale. La Fondazione per parte sua, ha contribuito alla pubblicazione di interessanti studi sulla Cattedrale, la chiesa neretina delle origini e altri complessi ecclesiastici del territorio, offrendo dunque importanti ed inediti momenti di condivisione e divulgazione storica. Congedo – la più importante ed attiva casa editrice del Salento – si è fatta fin da subito strumento e medium aggiungendo al proprio catalogo molti titoli proposti sia dalla Fondazione che dalla Diocesi. E tutto ciò, naturalmente, è destinato a contribuire a quel fermento di studi che da più di un decennio fanno della Puglia una delle regioni più indagate e studiate nel panorama italiano. Il tutto a vantaggio di quanti saranno in grado di cogliere le opportunità offerte da un tale impegno in termini di diversificazione delle forme di valorizzazione, creazione di circuiti d’eventi, itinerari.

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La Fondazione si presenta pure con un interfaccia web sempre aggiornata e ricca di rubriche, link utili e notizie editoriali. Il sito costituisce certamente il suo migliore strumento di comunicazione, divulgazione e promozione. Dal menù, nella sezione spigolature salentine , è possibile infatti trovare parecchi articoli curati dai collaboratori di cui si avvale la Fondazione, ordinati per soggetti e macroaree di interesse. Al dinamismo dell’ambiente digitale (a cui si accompagna anche una pagina in facebook) fa da controcampo la pubblicazione della rivista cartacea ormai prossima alla VI uscita annuale. Il Delfino e la mezzaluna – questo il titolo della testata – è  destinata a divenire una voce importante nel panorama delle pubblicazioni inerenti il territorio. Pur non essendo ancora stata inserita negli elenchi ANVUR quale titolo di valenza scientifica riconosciuta, scorrendo gli indici dei numeri pubblicati è facile rendersi conto che molti contributi presentano carattere di originalità, rigoroso approccio metodologico e, di sicuro, potenziale d’impatto ai fini della progressione della ricerca. L’intento di allargare ulteriormente la platea delle collaborazioni rimane uno dei principi fondamentali della Fondazione: il nuovo direttore Alessio Palumbo – che da quest’anno succede a Pier Paolo Tarsi al quale si deve, come pure a Marcello Gaballo, l’ideazione dell’impianto rubricale – si propone di definire ulteriormente la struttura e i parametri editoriali portando la rivista ad assumere una forma scientifica adeguata senza, tuttavia, tralasciare la mission divulgativa e partecipativa che l’ha caratterizzata fino ad oggi ma servendosi, come già è stato fatto, comunque, di referee esterni a cui affidare la revisione dei saggi sottoposti alla valutazione.

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Della Fondazione Terra d’Otranto non colpisce tanto la sua struttura, l’ambito e l’esercizio dei suoi interessi,  i suoi canali di comunicazione – cose comuni, se vogliamo, a molti altri soggetti simili altrove, in Italia – quanto il fatto che ancora ad oggi essa costituisca un rarissimo e delicato esempio di mecenatismo e sostegno privato nella Regione e forse nel Meridione intero. La prolungata sordità delle amministrazioni ed enti locali cozza, paradossalmente ed anacronisticamente, con la straordinaria vitalità  culturale che agita il territorio pugliese. Il Salento, da questo punto di vista, ha sempre avuto un ruolo  importante ma, da sempre, le donne e gli uomini facenti cultura nel Salento, non hanno potuto accedere facilmente al sostegno del pubblico e, ancora più raramente, di quello dei più importanti e radicati soggetti finanziari e imprenditoriali. I quali, tuttavia, come dicevamo, trarrebbero benefici straordinari dalla valorizzazione e fruizione di quelle ricchezze che – senza lo studio e la loro divulgazione – difficilmente si trasformeranno in prodotto, indotto e turismo consapevole. Se è vero che la Regione Puglia è tra le più attente e sensibili a livello nazionale, un ulteriore sforzo andrebbe rivolto alla costruzione di piani di progetto condivisi, al potenziamento delle sinergie e al coordinamento delle realtà migliori del territorio. Forse è il caso che anche le Università si aprano maggiormente ai soggetti privati del territorio, cogliendo e  contribuendo di più al radicamento e alla partecipazione pubblica e orizzontale. Perché ad impegnarsi al coinvolgimento nello studio e valorizzazione dei beni e delle risorse storiche del territorio possono avvantaggiarsi i molti giovani che ‘entrano’ nella disoccupazione dopo la laurea. Occorre sprovincializzare e sprovincializzarsi: il potenziale è davvero significativo. In vista soprattutto di importanti eventi trainanti come Matera 2019. Ciò che sta avvenendo a Nardò è eccezionale: occorre far rete.

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