Venezia e il Veneto

progetti e cataloghi regionali

Progetto di grande respiro, sostenuto da enti pubblici,  istituzioni museali e centri di ricerca, l’Archivio Carlo Scarpa si presenta come un importante giacimento per la conoscenza dell’enorme patrimonio grafico, progettuale e ideale dell’architetto veneziano.  Il database dell’archivio dei disegni consente la ricerca, semplice e avanzata, per liste e aree tematiche;  per metadati basati su standard iccd e per singoli progetti.


Il catalogo online dell’Istituto permette di accedere alle schede, descrizioni e localizzazioni relative alle storiche ville della Regione Veneto e della Regione Friuli Venezia Giulia.


  • IUAV – Diateca

Pur non trattandosi di una risorsa completamente in open access, il catalogo della collezione fotografica dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia è fruibile sul portale di Primo. E’ possibile rivolgersi al Sistema Bibliotecario d’Ateneo per ottenere l’autorizzazione alla consultazione o le credenziali di accesso al servizio di consultazione on-line.


Piero Falchetta, Jacopo De’ Barbari e le vedute di Venezia, una guida multimediale.



Dal 1958 il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio costituisce una tra le più prestigiose istituzioni nel campo della ricerca e della divulgazione. A Palazzo Barbarano (Vicenza) sono ospitati il Museo e le sale espositive, la Biblioteca e la Mediateca nonché i corsi e i workshop organizzati dalla Fondazione.  Il portale web consente la consultazione dei database dedicati alle opere di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi ; da ‘Collezioni’ anche i cataloghi della Mediateca  (ricca di immagini e risorse non solo riguardanti Andrea Palladio ma anche Carlo Scarpa e il Veneto); la raccolta dei Modelli delle architetture palladiane e relative schede;  la ricca bibliografia digitalizzata della rivista Annali di Architettura e del Premio James Ackerman per la storia dell’architettura.

Importante anche il ricco catalogo della Biblioteca raggiungibile per mezzo del BinP della Regione del Veneto.

 


Il catalogo dei Beni Culturali della Regione Veneto è costruito su base standard ICCD. Consente di accedere a schede dettagliate e referenziate per tipologia, soggetto e ubicazione del bene.


In collaborazione con Alinari, la Regione Veneto promuove la valorizzazione e diffusione dello straordinario patrimonio di immagini fotografiche conservate dall’Archivio fiorentino. Oltre 7000 scatti, moltissimi inediti, realizzati dall’Ottocento in poi e provenienti Archivi Storici Alinari, Brogi, Anderson, Villani. Presenti anche molte fotografia d’autore e le più recenti acquisizione da campagne fotografiche a colori e in alta risoluzione. L’accesso al catalogo digitale è a mezzo di registrazione sul portale dedicato della Regione del Veneto.



risorse e cataloghi per territori

 

Il website delle Gallerie dell’Accademia, oltre a fornire le informazioni di base per l’accessibilità museale, permette di consultare il catalogo delle opere esposte, ordinate per sale o collezioni.  


Eccezionale esempio di collezionismo veneziano, la Galleria nel tempo è stata arricchita di opere e oggetti provenienti da altre istituzioni museali e donazioni. Come per le Gallerie dell’Accademia di Venezia, anche per questo museo è disponibile – sia sulla piattaforma del Polo Museale Veneziano, sia su quella in via di aggiornamento del Polo Museale Veneto – la consultazione di brevi schede di catalogo delle opere e loro collocazione nel percorso espositivo.


Progetto privato curato da Alessia Rosada e Carlos Travaini. Si tratta di un catalogo digitale che raccoglie immagini di architetture e sculture rilevate fotograficamente lungo il percorso del Canal Grande fino al Bacino di San Marco. Le schede sono corredate di didascalie e testi descrittivi.


Con oltre 730.000 fotografie schedate, la Fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini costituisce una delle più ricche collezioni italiane. Ne fanno parte alcuni fondi privati di particolare importanza come quelli di Giuseppe Fiocco, Rodolfo Pallucchini e la collezione Berenson, proveniente da Villa i Tatti.  Buona parte del catalogo è dedicato a immagini di arte, topografia e grafica veneta e veneziana.


A seguito delle recenti riforme dell’assetto amministrativo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,  anche la gestione del sito del Polo Museale Veneziano è stata trasferita a livello superiore: ciò ha comportato pure la migrazione delle pagine informative, dei cataloghi e delle guide nel nuovo sito del Polo Museale Veneto, destinato questo a divenire la piattaforma generale del ricco patrimonio museale e collezionistico della Regione del Veneto. All’interno di entrambi è possibile raggiungere i website dedicati ai singoli musei statali – e quindi le relative risorse catalografiche, guide ed immagini delle opere conservate – ma anche pagine dedicate al territorio, agli eventi e ai percorsi tematici.


Previa registrazione, gli studiosi possono accedere al catalogo digitalizzato della Pinacoteca di Palazzo Chiericati costituito da tre distinte sezioni: 1. Dipinti dal XIV al XVI secolo; 2. Dipinti del XVII e XVIII secolo; 3. Scultura e arti applicate dal XIV al XVIII secolo.  Una sezione dedicata e liberamente fruibile è costituita poi dalla Mostra virtuale dei disegni di Palladio: 33 fogli conservati sempre a Palazzo Chiericati.

 


Magister Giotto a Venezia

alla Scuola Grande della Misericordia dal 13 luglio al 5 novembre 2017

 

Si apre oggi  al pubblico, alla Scuola Grande della Misericordia, la grande e innovativa esposizione dedicata a Giotto.  Si tratta di un importante progetto multimediale ideato e promosso da  Cose Belle d’Italia – Media Entertainment, gruppo imprenditoriale attivo nella valorizzazione, promozione del made in Italy e creazione di format per il grande pubblico. L’occasione è il 750° anniversario della nascita del grande maestro toscano per il quale sono stati coinvolti – oltre a grandi esperti come Alessandro Tomei (Università di Chieti), Serena Romano Gosetti di Stummerck (Università di Losanna), Giovanni Pisani (MIUR) e Stefania Paone (Universita della Calabria) – anche l’astronomo Cesare Barbieri. La direzione artistica è stata affidata al regista e autore Luca Mazzieri; quella esecutiva all’architetto Alessandra Costantini. La voce narrante è di Luca Zingaretti. Le musiche di Paolo Fresu.

Il percorso si snoda sui due piani della Scuola Grande. Pannelli fotografici e proiezioni in alta definizione, in scala 1 : 1, e di grande impatto emozionale, si accompagnano a musiche e narrazioni che il visitatore può ascoltare in cuffia. Il tutto per offrire un’esperienza dinamica e partecipativa utile, secondo gli ideatori, a far comprendere la straordinaria vicenda giottesca in Italia.

Le sette sezioni di cui si compone cominciano con un’istallazione d’effetto. Un grande crocifisso rosso, ribaltato, al centro della vasta navata centrale della Scuola, estrapolato, chiaramente, dal noto affresco assisiate del Presepe di Greccio: introduzione drammatica allo spettacolo giottesco che continua al primo piano con la proiezione delle immagini prese dagli affreschi di Assisi, Padova e Firenze; i crocifissi e le tavole, restituite su supporti che ne simulano efficacemente dimensioni e materiali; grafiche che ricostruiscono programmi compositivi e distributivi delle immagini nei contesti originari. Una serie di epifanie giottesche che stimolano all’osservazione attenta dei particolari nel generale.

Risultati immagini per magister giotto venezia misericordia

Non un semplice carosello di quadri e fotografie ma una pluri-dinamica apparizione di immagini di opere, extra-contesto, ma collazionate quasi a costruire una didattica partecipativa attorno, e non solo di fronte, all’osservatore. Una forma evoluta e scientificamente costruita, di esperienza performativa, sostanziata – come tengono a dire i curatori – di spettacolo, conoscenza, allestimento. Elementi questi su cui si è costruita una interessante sperimentazione che impone al visitatore di partecipare a una coreografia indotta dallo stesso svolgersi del progetto espositivo.

Luca Mazzieri ha voluto proporre, con questo evento, una possibilità e uno strumento di conoscenza offrendo a un pubblico più vasto, internazionale, in una città internazionale, un maestro che, di fatto, è un brand italiano nel modo come lo è pure Venezia.

Giotto senza le opere originali di Giotto; Giotto con le immagini di Giotto: ovvero, un invito all’indagine; a intraprendere possibili itinerari nella vicenda artistica e umana del grande pittore, e pure, nell’Italia intesa come terra di innovazione culturale ed estetica. Seducendo il visitatore con espedienti scenografici; portandolo ad attraversare le vie teologiche e spirituali dell’iconografia; calandolo, col racconto e la musica, nel contesto storico; proiettandolo a una sua rilettura contemporanea. Da qui l’interessante collegamento a figure di contorno, contemporanee al Maestro e niente affatto marginali: come quell’Alberto da Padova – agostiniano che andrà poi ad insegnare a Parigi – di cui, Giuliano Piasani ne ha rintracciato il rapporto con l’impresa della Cappella degli Scrovegni. Oppure il riferimento alla cometa di Halley – rappresentata nell’Adorazione dei Magi – di cui Cesare Barbieri ne intesse un racconto incentrato sul tema del tempo, dello spazio e della ciclicità delle esperienze umane.

Risultati immagini per magister giotto

Meno di un’ora è necessaria per intraprendere questo viaggio. Un tempo circoscritto e stabilito a monte, nel progetto stesso, utile per regalarsi – a detta del regista dell’impresa – una catartica pausa dallo stress veneziano: un momento di ordine e riflessione, approfondimento e godimento ‘immaginifico’.

Ora attendiamo la reazione del pubblico. Perché fa un certo effetto questo Giotto a Venezia che racconta del Giotto, vero e autentico, che si trova a pochi chilometri da questa città ormai take away. Una città con cui, peraltro, pare che il grande pittore non abbia avuto proficui e amorevoli rapporti, per quanto in quello straordinario Giudizio Universale degli Scrovegni si senta odore di laguna. Eppure un qualche seguito si ebbe.

Che non si tratti solo di didattica, questo pare evidente.  Come pure sia legittimo per alcuni – ma siamo solo al primo giorno di apertura – avvertire il sospetto di trovarsi di fronte a una curatissima e raffinata operazione di marketing destinata – e qui il binomio Giotto-Venezia è certamente vincente – a essere parecchio vendibile all’estero. Non ci sarebbe nulla di male. Attenzione. Costa molto, molto meno che esporre i veri Giotto.  E per i veri Giotto le gite all’estero non sono proprio salutari.

Risultati immagini per giotto cometa

Mi piace pensare che siamo di fronte a una forma evoluta di fruizione delle immagini. Le nuove tecnologie consentono una lettura del dettaglio e dell’insieme che ad occhio nudo, nel luogo vero, sarebbe impossibile per un comune visitatore. E poi, un’operazione come questa, permette di concentrare in un unico spazio un catalogo di immagini collocate in luoghi distanti, geograficamente e, aggiungo, culturalmente e storicamente.

Si perde il senso del luogo. Ovvero, non vi sono i luoghi delle immagini, fatte per quei determinati luoghi. Per quanto virtualmente ricostruibili.  Il riferimento qui, chiaramente, è per le pitture murali. E il pericolo di indurre a fuorvianti letture è molto alto.  Perché manca il contesto, lo spazio e il tempo necessario per attraversare la città, la via che conduce all’edificio; varcare la soglia del contenitore per incontrare il contenuto: per ‘subire’ la sua epifania; per capire il suo svolgersi; per immergersi nella narrazione. Che obbliga l’osservatore, nel caso di Giotto, a percorsi longitudinali, diagonali, trasversali, oppositivi, verticali, tra le scene, i soggetti, i gesti, i passaggi, le linee delle cornici: tra chi guarda e ciò che si manifesta in forme; nei riquadri, nella scansione dello spazio contenitore.

Risultati immagini per cappella scrovegni

Giustamente, dalle pagine del Corriere della Sera di ieri, la storica dell’arte Serena Romano – coinvolta anch’Essa, come dicevamo, nel progetto – sottolinea la diffusa incapacità degli specialisti di rapportarsi a un pubblico più vasto: il grande pubblico che ha desiderio di conoscere e di accedere all’arte. La divulgazione è cosa seria e richiede preparazione scientifica e metodo. Accuratezza e criterio filologico. E tecnica adeguata: conformata al target di pubblico, necessariamente individuato e considerato nelle sue esigenze, al quale si propone un’operazione di questo tipo.

Francamente non credo che “uno dei futuri possibili” (virgolettato nell’articolo di cui sopra) possono essere queste ricostruzioni: condivido tuttavia il loro potenziale comunicativo; la loro forza drammaturgica, la spettacolarizzazione che certamente è accattivante e suscita stupore, genera curiosità, e forse – ma dovremmo essere in un mondo meno turisticamente massificato, globalizzato e commerciale – forse può suscitare l’interesse verso le opere originali. Ma questa è cosa più da cinema che da storia dell’arte. E in ciò non v’è nulla di condannabile, se si declina a documentare, comunque, una storia. Il pericolo, qui, è l’interpretazione proposta.

E se partissimo dagli originali e dai loro originari contenitori? Se, in altre parole, le opere d’arte – o meglio le loro immagini, ad alta definizione, stampate su supporti capaci di imitare quelli veri, tornassero nei luoghi per le quali furono ideate, pensate, composte, inserite, viste: quando furono realizzate e anche dopo? Se, invece, o magari pure, riportassimo le grandi tavole, i grandi crocifissi di Giotto nelle cappelle di quelle chiese che ne furono spogliate?

A Venezia operazioni intelligentissime di questo genere sono state fatte per alcuni dei luoghi più straordinari della città. Luoghi che, ‘abitati’ da quelle immagini per secoli, hanno avuto un ruolo fondamentale e straordinario per l’identità e la cultura della società nelle varie epoche. Luoghi di immagini che hanno contribuito agli sviluppi dell’arte e dello stesso modo di immaginare, fruire e fare i luoghi stessi. Contribuendo alla definizione dei caratteri propri e peculiari del cittadino del luogo.

Al refettorio del monastero di san Giorgio Maggiore, opera somma di Andrea Palladio, la grande e straordinaria Cena delle nozze di Cana di Paolo Veronese è tornata. Non l’originale, esposta ancora oggi  al Louvre nella stessa sala e di fronte alla Gioconda di Leonardo: offesa dai criteri museologici e dalle spalle delle folle di cacciatori di sefie. A San Giorgio, la parete di fondo del refettorio di Palladio si è nuovamente completata della sua immagine necessaria, di quella cena di Veronese di cui è stata stampata la fotografia ad alta definizione e a grandezza naturale che, oggi, di nuovo, completa un ragionamento spaziale, compositivo, scenografico e iconografico senza pari.

Cenacolo Palladiano

Alla Scuola Grande di San Marco,  nella sala dell’Albergo, sono ritornati i teleri di Bellini, Mansueti e Bordon, tutte riproduzioni anche queste, degli originali esposti tra le Gallerie dell’Accademia a Venezia e quelle di Brera a Milano. Risultato: che nella stessa città, è possibile vedere e studiare gli originali esposti nella sala della chiesa della Carità delle Gallerie – conservati con cura ma quasi invisibili agli occhi dei più – mentre alla Scuola possiamo godere della ‘verità’ delle immagini nel luogo originario: immagini che completano, anche qui, un ragionamento spaziale interno; ma che dialogano con il mondo esterno, la città, il Mediterraneo. E speriamo che presto tornino i teleri di Tintoretto!

Risultati immagini per sala albergo scuola san marco

Insomma, Magister Giotto è certamente un grande e importante evento. Spettacolare, emozionale, sensoriale. Un evento che avvicina e che può stimolare la curiosità, può generare la necessità di cercare, poi, quello autentico. Ma il suo pubblico di stranieri stressati dal caos veneziano, lo farà? e lo faranno quelli delle città del modo in cui questa mostra, verosimilmente, andrà in tournée?

Come afferma Tomei, dalle stesse pagine del Corriere, nulla restituisce però l’emozione di entrare nella Cappella degli Scrovegni.

Quella vera.